|
|
| Incanti Etruschi | |
|
|
|
|
“Incantevole linguaggio - esclama-incantevole! Fin da quando ho appreso che gli Etruschi chiamavano Fufluns il dio del vino, sono stato attratto irresistibilmente dal loro linguaggio. Fufluns - come incomparabilmente più appropriato di Bacco o Liber o Dioniso! Fufluns, Fufluns - ripeteva con deliziata enfasi. Non potrebbe essere più bello. Avevano un vero genio linguistico, quelle creature.” Aldous Huxley, Those Barren Leaves.
|
 |
|
|
|
“Essi erano civili: conoscevano il segreto del vivere armonioso e completo, con tutto il loro essere… il Cristianesimo ci ha imbarbariti nell’anima, ed ora la scienza ci sta imbarbarendo nell’intelletto”.
Aldous Huxley, Point Counter Point.
|
|
|
|
“Le tombe, scavate nella roccia sottoterra sono semplici e ospitali e nello scendere non ci si sente oppressi. Questo si deve in parte al fascino speciale delle proporzioni naturali che sono in tutte le cose etrusche dei secoli vergini, non ancora romanizzati. Nelle forme e nei ritmi, nei pieni e nei vuoti di questo mondo sotterraneo c’è semplicità unita a una particolarissima naturalezza, una spontaneità a pieni polmoni che immediatamente rinfranca lo spirito. I greci volevano fare bella figura e il gotico cerca invece di fare colpo sull’intelletto: non così gli etruschi. Tutte le cose che fecero nei loro secoli di libertà furono spontanee e naturali come un respiro. Perfino nelle tombe lasciano che il petto respiri liberamente, con piacere e con una certa pienezza di vita. |
 |
|
|
|
Queste sono le vere qualità degli etruschi: la quiete, la spontaneità e una vitalità esuberante che non ha mai bisogno di forzare la mente o l’anima in una direzione qualsiasi.
Anche la morte per gli etruschi era una piacevole continuazione della vita, con gioielli, vino e flauti ad accompagnare le danze. Non era né un’estasi di beatitudine, un paradiso, né un purgatorio di tormenti: era semplicemente la continuazione naturale della vita più piena. Tutto era riferito alla vita, alla vita più piena.
|
|
|
|
Fa piacere pensare che perfino gli schiavi …potessero sistemare decorosamente i loro resti in urne cinerarie e deporli in un luogo sacro. … niente di simile alle enormi fosse comuni che si aprivano ai lati delle grandi strade alle porte di Roma….è una questione di sensibilità. La forza bruta può avere un effetto devastante, ma ciò che vive si mantiene piuttosto per mezzo di una delicata sensibilità. …è dall’erba del campo, dalla più fragile delle cose, che sempre trae sostentamento la vita di tutte le cose vive. Se non fosse per l’erba, nessuno mangerebbe pane, perché il grano è erba, non sorgerebbero imperi, e neanche Ercole, Napoleone e Henry Ford potrebbero esistere.
|
|
|
|
La forza bruta può distruggere molte piante, e tuttavia le piante possono ricrescere. La vita delle piramidi, paragonata a quella della margherita non è che un attimo: l’usignolo cantava già molto prima che Budda o Gesù pronunciassero verbo, e canterà ancora molto dopo che le loro parole saranno cadute nell’oblio, perché quello dell’usignolo non è una predica, un’ammonizione o un comandamento, é solo canto. … Se un folle uccide un usignolo con un sasso, forse è per questo più grande dell’usignolo? Se i romani tolsero la vita agli etruschi, furono per questo più grandi degli etruschi? Macché! Roma cadde, e tutto il mondo romano con essa. Ma nell’Italia di oggi c’è assai più sangue etrusco che romano, .. perchè l’elemento etrusco è come l’erba del campo, i germogli del grano, e sarà sempre così.
|
 |
|
|
|
Tutto è piccolo e gaio, vivace e spontaneo come può esserlo solo la gioventù. Se gli affreschi non fossero così malandati saremmo completamente soddisfatti, perchè abbiamo trovato la vera vitalità e la naturalezza degli etruschi.
Non c’è niente di grandioso, né di eclatante: ma se vi contentate semplicemente della sensazione
del fugace fremito della vita, eccola qui.
|
|
|
|
Un tempo tutto era luce e ritmo, era la meraviglia dell’aldilà, e si rendeva omaggio ai morti con il vino, con i flauti che intonano una danza, con le membra che ballano e battono il tempo. Era un modo profondo e sincero di onorare i morti e i misteri, contrario alle nostre idee, ma conforme alla filosofia che gli antichi avevano a questo proposito. Come dice il vecchio scrittore pagano. “Che non vi sia parte alcuna di noi o del nostro corpo che non conosca la religione: che non manchino salmi per l’anima, né salti e balli per le ginocchia e il cuore, poiché anche questi conoscono gli dei.
|
 |
|
|
|
Questo balza agli occhi guardando i danzatori etruschi, che sanno bene cosa sono gli dei, lo sanno fin nella punta delle dita.
|
|
|
|
Vi è nelle raffigurazioni etrusche, qualcosa di fatato. Quei leopardi…. E poi quegli uomini barbuti distesi su triclini, quel modo di tenere l’uovo misterioso! E come sono strane quelle donne con l’acconciatura a cono, mentre si chinano a dare carezze che ormai non conosciamo più! Gli schiavi nudi balzano con gioia verso le anfore del vino, e la loro stessa nudità è un abito, più comodo dei tessuti. Le curve delle membra mostrano una pura voluttà di vita, un piacere che è ancora più profondo nelle gambe dei danzatori, nelle grandi e lunghe mani arrovesciate, pervase dal ritmo fino alla punta delle dita, in una danza che sorge da dentro, come un vortice nel mare. È come se li percorresse la corrente di una qualche altra vita, di una forza diversa, come se attingessero la loro vitalità da abissi che a noi, con le nostre correnti d’acqua bassa, sono ormai negati. … Eppure, esiste ancora qualche fiore, qualche creatura selvatica!
|
|
|
|
Lo spontaneo fiorire della vita! Per gli esseri umani, non è poi così naturale come sembra. Dietro il vitalismo degli etruschi, infatti, si celava una religione della vita della quale i capi portavano la grave responsabilità. Dietro tutto quel danzare c’era una visione, quasi una scienza della vita, una concezione dell’universo e del posto dell’uomo nell’universo che permetteva agli uomini di vivere al massimo delle proprie capacità. Per un etrusco tutto era animato, l’intero universo era vivo e il compito dell’uomo era proprio quello di vivere anch’egli in seno a quella vita, attingendo dalle grandi forze vitali che vagano per l’universo. Come un’unica grande creatura che respirava e fremeva tutta, il cosmo era vivo. …Tutta questa grande cosa era viva, aveva un suo spirito, un’anima. Oltre a questa grande anima universale vagavano miriadi di anime di minor conto: ogni uomo, ogni creatura o albero, ogni lago, montagna o torrente aveva la sua anima, la sua coscienza particolare, e ce l’ha ancora.
|
 |
|
|
|
A noi può sembrare una sciocchezza, ma per loro gli uccelli, animali a sangue caldo, volavano nel cuore vivo dell’universo come i sentimenti e le premonizioni volano nel petto di un uomo, o i pensieri nella testa. … E siccome nel mondo antico tutte le cose erano coordinate tra loro e il cuore dell’uomo si rispecchiava nel cuore del cielo, e viceversa, gli uccelli, oltre a volare dritti per la loro strada nell’ampia distesa del cielo, indicavano anche una meta premonitrice nel petto dell’uomo che li osservava. Se l’augure riusciva a cogliere il volo degli uccelli nel proprio cuore, allora sarebbe anche riuscito a comprendere in quale direzione stesse volando il suo destino.
|
|
|
|
La scienza degli auguri non era certo esatta, ma lo era perlomeno quanto la nostra psicologia o economia politica. … Non c’è nessun altro metodo, quando ci si occupa di cose che vivono. E se si vive in armonia col cosmo bisogna cercare l’indicazione che occorre nel cosmo stesso. Se invece si vive sottomessi a un dio personalizzato lo si implora oppure, se si vuol essere razionali, si analizzano attentamente le cose. Ma in fondo è esattamente lo stesso. Pregare o pensare, scrutare gli astri, osservare il volo degli uccelli o le interiora delle vittime sacrificali, sono in fondo tutte operazioni di uno stesso procedimento di divinazione. Quello che conta è la concentrazione religiosa autentica e sincera con cui si considera il proprio oggetto. Un’attenzione pura e completa, se ne si è capaci, contiene in sé la risposta desiderata: ma per concentrarsi, è necessario scegliere un oggetto sul quale mettere ben a fuoco la coscienza. Tutte le vere scoperte, tutte le più importanti e significative decisioni mai prese, lo sono state per mezzo della divinazione. L’anima si rimescola, e produce un attimo di pura attenzione: è una nuova scoperta.
|
 |
|
|
|
Ma se superiamo quella strana predilezione che si ha per una eleganza convenzionale, ecco i vasi e i piatti degli etruschi, specialmente quelli in bucchero nero, sbocciano come strani fiori, fiori neri con tutta la mollezza e la ribellione della vita contro la convenzione… è così quasi sempre nelle cose etrusche: la naturalezza sfiora il luogo comune ma per lo più lo evita, e spesso tocca la originalità con tanta libertà ed ardimento, e con tanta freschezza, che chi ama la convenzione e ciò che è ridotto a norma, la considera un’arte ibrida e banale. Ma non ha senso cercare una “elevazione” nelle cose etrusche. Se desiderate elevazione, rivolgetevi ai greci e ai gotici. Se volete vedere della pompa, vanno bene anche i romani. Ma se amate le estrose forme spontanee che non potrebbero mai riprodursi in serie, rivolgetevi agli etruschi.
|
|
|
|
Anche questo è uno degli incanti della pittura etrusca. Gli etruschi hanno davvero il senso del tatto, tutte le persone e le creature hanno un tocco speciale, una loro qualità tattile. Questa qualità è tra le più rare, nella vita come nell’arte. Anche laddove c’è una grande abbondanza di contatti, anche quando ci si strofina e ci si abbraccia, manca il vero tatto. Specialmente in pittura le figure umane possono essere a contatto, si possono abbracciare o afferrare ma non c’è il fluido sottile del vero tocco. Il semplice toccarsi non proviene dal centro dell’essere, ma è un mero strofinio di superfici, una giustapposizione di oggetti. Ed è questo che rende noiosi tanti grandi pittori, nonostante l’intelligenza delle loro composizioni. Qui, in questa sbiadita pittura etrusca, un quieto flusso tattile unisce l’uomo e la donna distesi sul divano, il timido ragazzino là dietro, il cane che annusa l’aria, perfino le ghirlande appese ai muri.
|
 |
|
|
|
...cosa ce ne facciamo di conferenze illustrate su popoli ormai svaniti? Quello che vogliamo, piuttosto è un contatto autentico: gli etruschi non sono una teoria o una tesi, se mai sono qualcosa, sono un’esperienza. Questa esperienza è però sempre sciupata: musei, musei, musei, con gli oggetti manipolati come a lezione, per illustrare a dovere pericolanti teorie di archeologi, folli tentativi di sistemare e inserire in uno schema prefissato cose che, in sé per sé, di ordine non ne hanno alcuno, e che non si potranno mai catalogare. … Perché perfino gli etruschi, ormai scomparsi per sempre, devono essere ridotti a sistema? Non lo saranno mai.”
D.H. Lawrence, Etruscans Places, 1927.
|
 |
|
| [58033 .visite] [0074 .oggi] [0 .online] |
| ven, 9 mag 2008
- 22:27:08
- @893
|
![]() |